ORD. FORENSE - Non una brezza leggera, ma una monsonica incazzatura.

Non una brezza leggera, ma una monsonica incazzatura
MONDO PROFESSIONISTI, Anno VII, n° 34 del 24.02.2012
Ci sono molti modi per descrivere le manifestazioni che, a margine delle prime giornate di astensione dall'attività giudiziaria, gli Avvocati hanno tenuto oggi in protesta contro la decretazione d'urgenza che svilisce le professioni liberali. Di certo, qualcosa di nuovo e importante c'è stato per i 240.000 avvocati italiani:
a suonare la carica non è stato un sol trombettiere, un demagogo, un drappello di toghe pronto ad inscenare clamorose proteste di piazza quanto a recarsi veloce in pregiati ristoranti capitolini. Oggi si è mossa "la base".
Ad oscurare i 165 piazzali antistanti i Palazzi di Giustizia della Penisola sono stati anche gli Avvocati di provincia e quelli placidi e indolenti, quelli che sono professionisti affermati ma anche i sans papier sfiduciati, attirando l'attenzione di automobilisti distratti dal caro-benzina, massaie preoccupate dall'aumento di bollette, pensionati assorti nel Fornero-pensiero previdenziale.
Per dare il senso della protesta si potrebbe far ricorso alla mitologia classica: l’obiettivo è che i provvedimenti dell'Esecutivo, come i Titani, vengano sopraffatti in terribile battaglia. Si potrebbero anche scomodare le figure della retorica, stigmatizzando, con un'iperbole, che l'onda dei legali cresce contro la marea montante dei provvedimenti che ne mortificano il ruolo sociale.
Oppure, potrebbe essere più semplice narrare che stamattina la classe forense italiana, con dignitosa compostezza, ha inteso rivolgere al Governo e alla cittadinanza un vibrante monito a riflettere, a ripensare ad alcuni valori fondanti e non transeunti della nostra società.
Siamo passati per due guerre mondiali, "l'undici settembre", la seconda repubblica e anche per lo schizofrenico altalenare dello spread. E la testa s’è mantenuta alta, la schiena dritta, nella certezza che il ruolo sociale dell'Avvocatura è un valore da preservare. L’efficienza della giustizia, l'equità sociale, l'irrinunciabilità del ruolo della difesa e i diritti dei cittadini sono principi laici che reggono il nostro agire e il nostro Stato. Così, gli Avvocati hanno deciso di mettere in mora istituzioni e caste.
Dovrebbe riflettere assai l'opulento esecutivo tecnico che – inerte il malconcio sistema partitico – è intento solo a far melina con i poteri forti e a dispensare agli altri medicine amare e ricette dimagranti dall'incerta utilità.
Quelle nere toghe oggi hanno all'unisono detto BASTA! Molte anime, ma una sola voce.
No all’eliminazione emergenziale dei minimi decorosi per le prestazioni professionali: i cittadini hanno diritto ad avvalersi di tariffe certe, eque e trasparenti; No alla logica per cui liberismo sarebbe sinonimo di liberalismo. No al preventivo: impossibile prevedere costi di procedimenti giudiziari, troppe essendo le variabili d'una causa civile o penale. No all’irrazionale mostro della "pratica in vitro" (un primo semestre durante gli ultimi esami di laurea, che nessuno farà davvero; un secondo "striminzito" appena sbalzati dagli atenei; un terzo "virtuale", poiché nell'imminenza dell'esame di abilitazione si studia a casa), sbandierata come chimera nell'interesse dei giovani. No a soci di puro capitale e di maggioranza in Studio, a dettare le regole delle difese: i cittadini hanno diritto ad avvocati qualificati e indipendenti. No a svendere corsi di formazione – come chiesto dall'Antitrust – al di fuori di un controllo qualitativo degli Ordini. No alla media-conciliazione, nelle mani di inesperti, poichè rallenta le cause e aumenta gli esborsi dei cittadini.
«Monti ci hai munto!», «La linea Passera non passerà!», «Contro il deficit di democrazia si riconosca la specialità della professione forense», «Si aggiorni lo Statuto dell’Avvocatura nel rispetto dei diritti dei cittadini», «Basta minare l'indipendenza, il prestigio e l'autonomia dell'Avvocatura che è funzione costituzionalmente garantita!», questi alcuni slogan sentiti stamane, durante la manifestazione tenutasi a Padova (nella foto, l'intervista al Presidente Locatelli, durante la protesta).
La realtà forense è a tutt'oggi in gran parte espressione di un sottoproletariato intellettuale, in una corsa al maggior ribasso. Per i più, non è una carriera, ma solo «generazione mille euro» al mese, senza garanzie di sorta. Si reintroduca allora l'obbligo di remunerare i praticanti. Si consentano detrazioni tributarie per le spese di patrocinio e di assistenza legale. Si incentivi l’aggregazione tra professionisti iscritti ad ordini e collegi, basata sul riparto di competenze e sulla specializzazione, agendo sulla «leva» fiscale.
Chi ignora i «cahiers de doléances» dell'Avvocatura, invocando asseriti privilegi corporativi, è in mala fede (e sa di esserlo). In politica vale la regola del «se sei martello batti, se sei incudine statti»; così ora, dopo anni di fiduciosa attesa, gli Avvocati si sono stancati e rivendicano la necessità che il Parlamento approvi l’attesa riforma dell'ordinamento professionale, passata al Senato e che giace alla Camera. Ci si è mostrati ai cittadini pronti a un aspro e caparbio confronto con chi governa, se questi si continuerà a mostrare sordo ad ogni istanza di autentico rinnovamento.
A fine marzo si terrà a Milano il Congresso Straordinario: per tale data non spirerà una brezza leggera, ma si preannuncia l'impetuoso soffiare d'una monsonica incazzatura. Che potrebbe travolgere i progetti di chi sogna di fagocitare l'Avvocatura, soggiogandola a quel misto di logiche d'impresa e consumeristiche che, invece, le sono del tutto estranee.
Avv. Salvatore Frattallone (Foro di Padova. Senior Partner di View Net Legal)
(fonte: www.mondoprofessionisti.it)


