Ord. forense

ORD. FORENSE - La fatica dei giusti, di Michele Vietti.

La fatica dei giusti

La fatica dei giusti. Come la giustizia può funzionare
di Michele Vietti (VicePresidente del C.S.M.)

Si può parlare di giustizia oggi in Italia senza lasciarsi invischiare nella polemica?
Si può "raccontare" il faticoso mestiere del magistrato senza difese d'ufficio ma smentendo, numeri alla mano, la vulgata che vuole farne un burocrate inefficiente o un potente intoccabile?
E si può provare a capire le ragioni dello "stato d'insolvenza" della giustizia (con i suoi 9 milioni di processi pendenti) e a proporre soluzioni, forse imperfette, ma pragmatiche e non ideologiche?
È ciò che questo libro cerca di fare.

Prefazione di Ernesto Lupo,
Postfazione di Vitaliano Esposito,
ed. Università Bocconi, 2011.

La Sala del Camino, Roma 16.03.12, presentazione del libro di M. Vietti al VII Congresso Giuridico Forense

Introduzione
"La legge, nella sua implacabile coerenza, appariva a volte debole e inadeguata di fronte all’arbitrio dei tempi. Egli, il giudice, era costretto a riempire di contenuto moderno la parola della legge (...). Adesso va’ su e giudica!, si diceva ogni tanto. E lui si piantava là in mezzo e giudicava, sempre in buona fede, nello spirito della legge, in modo irreprensibile. Che mestiere!, pensava talvolta, esausto. Ma nello stesso momento levava la testa e diceva orgoglioso: sì, che mestiere! – gravoso e sublime, sovrumano e degno di un essere umano!"
(Sándor Márai, Divorzio a Buda)

La giustizia comporta fatica. Fatica per chi la deve rispettare e fatica per chi la deve far rispettare.
Perché essere giusto è “dare a ciascuno il suo” e per farlo occorre rispettare l’altro e le norme che regolano la convivenza umana e consentono a ciascuno, avendo ciò che gli compete, di vivere ordinatamente accanto a tutti gli altri.
Ciò che spetta a ciascuno, proprio perché deve tener conto di ciò che compete a ciascun altro, risponde non solo ad esigenze di giustizia commutativa, ma anche ad esigenze di giustizia distributiva e sociale, cioè a ragioni complessive che hanno riguardo al bene comune.
Perciò rispettare le regole costa e farle rispettare è attività delicata che comporta un saggio discernimento tra gli interessi in gioco, che devono essere mediati dalla politica nel superiore interesse generale.
Ma è faticoso anche amministrare la giustizia applicando la regola generale al caso concreto. Ciò comporta uno sforzo di preparazione tecnica, di conoscenza aggiornata dell’ordinamento, di attenta ricostruzione del fatto, di equilibrata mediazione tra gli interessi delle parti.
Un paese sano deve riconoscere questi sforzi e apprezzarli.
È pericolosa la sottovalutazione o, peggio, il disprezzo delle regole, di chi le scrive e di chi le applica.
L’inclinazione umana a perseguire il proprio vantaggio a scapito degli altri ha bisogno di un clima culturale, prima che politico, che valorizzi il rispetto della legalità, come condizione per vivere insieme, rischiandosi diversamente una delegittimazione reciproca dei poteri e l’offerta di un alibi per i consociati a violare le regole.
Queste le ragioni per cui ho voluto a mia volta fare la piccola “fatica” di scrivere questo libro: per essere solidale con la fatica di chi scrive, gestisce e applica le regole e con i tanti cittadini onesti che si sforzano di rispettarle.
Il nostro paese ha tanti problemi, ma quello dello scarso senso di legalità è forse il più grave, perché condiziona l’intera convivenza socio-economica e intuisce negativamente sulle nostre possibilità di sviluppo.
Non pretendo di aver svolto diagnosi straordinarie e di aver indicato ricette miracolose: mi sono limitato a raccogliere qualche idea maturata nel corso di questi anni di esperienze parlamentari, di governo e professionali.
Se tutti ci sottoporremo alla fatica di essere “giusti” – legislatore, governo, magistrati e cittadini – a questo sforzo corrisponderà certamente una società più giusta, cioè più vivibile, più serena, più proficua per lo sviluppo e il benessere di ciascuno.
Ringrazio i consiglieri Paolo Fraulini e Marco Patarnello e il dr. Angelo De Marinis che mi hanno aiutato in questa “fatica”.
Michele Vietti

Gli argomenti affrontati
1.    La qualità del servizio: come assicurare la professionalità del magistrato
L’accesso alla magistratura
La valutazione dei magistrati
La retribuzione dei magistrati
Il passaggio di funzione
Il sistema disciplinare
2.    Regole e risultati del processo: come aumentare l’efficienza e la produttività del sistema
I numeri della giustizia in Italia (tra mito e realtà)
Ridurre la domanda di contenzioso: le alternative al processo
I nodi organizzativi e le possibili soluzioni
I possibili interventi sul rito civile
Verso l’elaborazione di strumenti di misurazione dell’efficienza del sistema giudiziario
3.    I pilastri costituzionali e le possibili riforme: un dibattito aperto
Indipendenza e autonomia, le ragioni giuridiche e politiche
La separazione delle carriere: valutazioni di principio e di fatto
Una legittimazione senza consenso
4.    La giustizia come servizio: una questione etica ed economica
Economia e diritto: da rapporto di dominio a relazione funzionale
I costi interni ed esterni dell’inefficienza
Verso una giurisdizione responsabilizzante

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