Ord. forense

ORD. FORENSE - Avvocatura in fiamme, il Governo boicotta la riforma delle professioni.

AVVOCATURA IN FIAMME: IL GOVERNO BOICOTTA LA RIFORMA DELLA PROFESSIONE
AVVOCATURA IN FIAMME: IL GOVERNO BOICOTTA LA RIFORMA DELLA PROFESSIONE
Confermati gli scioperi di settembre: l'Oua sciopera il 20 e 21 e i penalisti dal 17 al 21
di Luigi Berliri (da www.mondoprofessionisti.eu, "Primo Piano",
Anno VII n. 143 del 06.09.2012)

Autunno caldo per il mondo forense. A scatenare la rabbia delle toghe lettera inviata dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, alla presidente della Commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, in cui si esprime parere favorevole all’assegnazione in sede legislativa del ddl sulla “Nuova disciplina dell’ordinamento forense”, chiedendo, però, che si stralcino diversi articoli rinviandoli al dibattito in aula. In particolare, secondo l’esecutivo, si debbono stralciare gli articoli relativi alla riserva della consulenza legale (art. 2 comma 6), sulle specializzazioni (art.9), sulla pubblicità (arti.10), sul compenso e le tariffe (art.13), sulle incompatibilità (art.18), sul tirocinio (art.41 comma 4 e 5 e art.43 comma 1). Una richiesta che la classe forense definisce un “attacco alla democrazia parlamentare da parte del Governo”.  Il presidente del Cnf Guido Alpa non ha peli sulla lingua: “Prendiamo atto – attacca - di questa decisione tuttavia le condizioni poste dal Governo appaiono non solo irrispettose dell’autonomia del Parlamento ma mettono anche a rischio alcune scelte normative irrinunciabili della riforma forense a tutela dei principi di autonomia e indipendenza di una professione che ha rilievo costituzionale.

Siamo costretti a rilevare l’intollerabile deficit di democrazia, visto che in uno stato democratico non sono ammissibili limitazioni alla libertà dell’ azione del parlamento. Duole sottolineare che il comportamento del Governo, in quanto volto a escogitare espedienti per ritardare il compimento dell’iter della riforma smembrando il testo, è abnorme e fuori da ogni prassi costituzionale”. La decisione del Cnf di impugnare i regolamenti sulle professioni e i parametri, oggi condivisa da tutta l’avvocatura, appare tanto più necessaria. Duro anche il giudizio dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura (Oua). Per il presidente,  Maurizio de Tilla “la disponibilità del ministro Giarda ad approvare più celermente il ddl di riforma forense, si scontra con la richiesta di stralciare tutti i punti più qualificanti del provvedimento ottenendo un disegno di legge, di fatto, svuotato e demolito. È grave – continua il presidente dell’Oua – che si intenda procedere in questo modo, si mette in discussione la volontà di confronto dell’avvocatura e il duro lavoro del Parlamento. Il testo è sicuramente migliorabile, ma in questo modo si rimane ostaggi delle contrapposizioni, di una logica fortemente ideologica e si riduce il terreno di mediazione. È sbagliato, nonché penalizzante rinviare all’aula tutti quelle questioni centrali per il rilancio della professione forense e per ridare slancio al lavoro di 200mila avvocati, soprattutto i più giovani, in questi ultimi mesi sotto la pressione della crisi economica. La protesta dell’avvocatura sarà forte e compatta, il primo appuntamento lo sciopero del 20 e 21 settembre”. Per l’Unione delle Camere penali, il parere formulato dal Governo sulla richiesta di sede deliberante in Commissione Giustizia della Camera, “'pur essendo formalmente positivo in realtà, ponendosi in contrasto con le prassi parlamentari, detta al Parlamento le modifiche da apportare alla riforma forense perché la stessa si appiattisca sul regolamento delle professioni varato in agosto. Tra gli argomenti stralciati ve ne sono taluni fondamentali - spiega l'Ucpi - come la specializzazione, le incompatibilità ed il tirocinio. Sulla specializzazione, facendo proprio il parere della Commissione Antitrust che l'Unione aveva già criticato nei giorni scorsi, applica un criterio fumoso, identificato in imprecisate 'esperienze professionali qualificanti e significative, ed esclude la frequenza di corsi qualificanti ai fini del conseguimento del titolo di specialista, così da degradarlo alla stregua di una mera autocertificazione in nome di una malintesa mistica liberalizzatrice. In pratica si uccide la specializzazione nella culla, sortendo l'effetto contrario di ciò che serve per la tutela del diritto di difesa. Connotati propri della specializzazione sono, invece, esperienza professionale pratica, frequenza di corsi specializzanti e valutazione finale all'esito degli stessi. La soluzione proposta dal governo crea, inoltre, un'inaccettabile confusione tra requisiti a regime della specializzazione e la norma transitoria dove, in ragione dell'anzianità' professionale, eccezionalmente si deroga alla frequenza dei corsi. Se a questo si aggiunge - prosegue l'Ucpi - la richiesta di stralciare le norme relative alla pubblicità in modo da renderla meno controllata, le norme relative alla incompatibilità, delineando una sorta di avvocato a mezzo servizio - si aggiunge - che si divide la professione ed un pubblico impiego, o peggio l'amministrazione di una società di capitali, ed infine le norme inerenti al tirocinio, ridotto di sei mesi e reso compatibile con altri impieghi che ne certificheranno la ridotta utilità e capacità di formare un avvocato vero, il giudizio non può che essere negativo”.  Ciò rende ancora più attuali, concludono i penalisti, 'le ragioni della proclamata astensione degli Avvocati penalisti, fissata per la prima settimana di udienze, dal 17 al 21 settembre, per salvaguardare non gia' una figura professionale, ma i diritti dei cittadini che agli Avvocati si rivolgono'.

Le richieste

01 | La riserva di consulenza. Nel mirino del Governo l'articolo 2, comma 6 del Ddl che introduce, con delle limitazioni, la riserva per la consulenza e l'assistenza legale stragiudiziale.
02 | La specializzazione. Da rivedere l'articolo 9 per la parte che esclude la possibilità di valutare l'esperienza, maturata sul campo, dagli iscritti da meno di 20 anni.
03 | La pubblicità. Troppo restrittivo l'articolo 10 in tema di pubblicità. Non va bene "la delega in bianco" al Cnf nella determinazione dei criteri.
04 | Le tariffe. In base all'articolo 13, comma 8 il Consiglio può imporre il compenso al cliente. Una reintroduzione di fatto delle tariffe che non si presenta in linea con la normativa vigente.
05 | Le incompatibilità. Troppe le incompatibilità previste dall'articolo 18: dal lavoro autonomo al consigliere di società di capitali. Sarebbe un'ingiustificata limitazione nell'iscrizione ad altri albi.
06 | Il tirocinio. Va modificato l'articolo 41, comma 4, nel punto in cui esclude il tirocinio per il pubblico impiegato. Troppo lunga anche la durata di 24 mesi.

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