Penale

PENALE - Pec ufficiali degli Uffici Giudiziari per il deposito Atti Penali, PDP e Protocolli.

Deposito Atti Penali - Pec - Pdp

Il Processo Penale telematico prevede che una determinata categoria di atti, del procedimento e del processo, venga tassativamente depositata accedendo al PDP (il Portale del Ministero della Giustizia, cui si accede tramite Spid e/o Firma Digitale, le cui credenziali debbono essere associate alla persona abilitata: Avvocati, Cancellerie, Magistrati, etc.).
L'elenco è stato aggiornato nel 2021: qui di seguito gli account ufficiali delle pec (gli indirizzi di posta elettronica certificata) degli uffici giudiziari, utilizzabili per il deposito con valore legale degli atti, documenti e istanze comunque denominati di cui all’art. 24, c. 4, del d.l. n. 137/2020.
Bisogna porre attenzione altresì sul fatto che questi indirizzi concernono i soli depositi, mentre non si possono sfruttare altri indirizzi già resi noti dagli Uffici giudiziari in precedenza, ad altri scopi.
In ogni caso, inoltre, il deposito di certi atti (tra cui le opposizioni alle richieste di archiviazione ex artt. 408 e 410 c.p.p.) deve aver luogo, anzichè via pec, esclusivamente tramite il cennato PDP, a pena d'inammissibilità, come espressamente disposto con D.M.G. 13.01.2021. Peraltro, attesi frequenti e sistematici disservizi del Portale

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PENALE - 'Diritto alla vacanza? Green pass, privacy e norme sanitarie'

AsFinanza&Consumo Avv Frattallone Circolo ATV Roma 15.07.21

- WhatsApp e le recenti truffe tecnologiche
- Qr code e Quishing
- Darkweb, falsi vaccini e certificati di vaccinazione contraffatti.

Si è tenuto il 15.07.2021 ai Parioli a Roma, nella prestigiosa cornice del Circolo Antico Tiro a Volo, l’evento di AsFinanza&Consumo intitolato “Diritto alla vacanza? Green pass, privacy e norme sanitarie”, in cui sono intervenuti come relatori Marika di Biase (nuove regole estive), Marco De Fazi (assicurazioni e proroga forzata dei viaggi), Daniela Bertes (informativa privacy ed accountability) e Salvatore Frattallone (truffe tecnologiche, Quishing e Darkweb). L'evento si è tenuto sotto gli auspici di Antonio Suero e Giuseppe Lepore. Ospiti dell'aperitivo culturale, di formazione ed aggiornamento professionale, in una piacevole atmosfera conviviale - sono stati Mauro Mazzoni (Vicepresidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma) e Fabrizio Premuti (Presidente dell’associazione dei consumatori Konsumer Italia), che hanno recato i loro salut alla platea. I luoghi a rischio d'assembramento sono, allo stato, nel mirino delle Autorità, tanto che vi va verso l'obbligo del green pass per i locali al chiuso, per treni, bus, aerei, navi, palestre, ma forse anche per accesso alle aziende privare e negli enti pubblici. Il  tema è molto sentito anche perchè molte paiono essere, con l'impennata di casi di contagio, le incognite per il turismo d'agosto e, addirittura, i positivi mentono per non disdire le vacanze. Altri aspetti riguardano le persone non ancora vaccinate e quelle immunizzate già con una sola dose ma ad oggi prive del Green Pass. Altre questioni l'età minima cui si è assoggettati alla disciplina, verosimilmente dal 6 agosto 2021. In un focus di pochi passaggi il penalista Frattallone - esperto di computer crime e data protection nonché Master in International Business Law alla Sapienza -  ha così affrontato gli argomenti:

1AsFinanza&Consumo Avv Frattallone Circolo ATV Roma 15.07.21) Le truffe online viaggiano spesso dal social network maggiormente utilizzato, WhatsApp, tramite cui i delinquenti digitali compiono furti di dati e smishing, ovverosia forme di phishing via sms, come già denunciato dalla Polizia Postale. Accade, infatti, che allo sprovveduto o distratto internauta giunga un messaggino del tipo “in questo link puoi scaricare il certificato verde Green PassnCovid-19 che ti permette liberamente di muoverti in tutta Italia senza mascherina”, che rinvia una falsa pagina web, apparentemente del Governo italiano. Il link al messaggio è fasullo e non va aperto, né vanno inseriti i propri dati personali, tanto meno le credenziali d'accesso a servizi bancari (assolutamente mai richieste dal sito ufficiale!). L’accertamento della fonte di provenienza del  subdolo post è la prima delle precauzioni da adottare, per non cascare nella trappola tesa dai malintenzionati, che sfruttano callidamente e per scopi illeciti, paure ed aspettative altrui.

2) Il codice Qr, cui siamo abituati, lo usiamo per scorrere il menu al bar o al ristorante, per i biglietti d’accesso a musei, cinema e teatri o per i biglietti di viaggio in porti e aeroporti. Il Qr code, però, può consentire al cyber-criminale d'installare codici malevoli sui nostri dispositivi e di re-indirizzare il navigatore a siti di phishing, tramite i quali vengono carpite informazioni riservate. Nel caso del Green Pass, il Qr Code è miniera di dati: contiene notizie su chi siamo, se e quando ci siamo sottoposti a vaccinazione, in quali dosi e che tipo di vaccino ci sia stato somministrato dalle autorità sanitarie, come pure se ci siamo sottoposti al tampone di controllo, quando e con quale esito, se abbiamo riportato il Covid-19 e con che esito. L’attestato va esibito, invero, esclusivamente alle autorità di controllo e solamente per le finalità connesse alla pandemia. Inoltre, è verificato solo tramite App dedicate, in grado di leggere (rectius, verificare) se la vaccinazione vi sia stata, giammai altre info della persona. L'aumentato flusso di dati personali, in quest’ultimo bienni, ha avuto una crescita esponenziale: anche per questa ragione il QrCode non va mai diffuso sui social, né comunicato a terzi ancorché tramite foto o via e-mail. A pena di contraffazione deille notizia più intime che ci riguardano. Dunque, non vanno mai aperte le pagine web effettuando il link a un codice Qr della cui attendibilità non si sia certi, ignorandone la fonte - ha spiegato il cassazionista Frattallone (nella foto qui sopra, durante l'intervento) - altrimenti si offriranno ai cyber-criminali, che realizzano e gestiscono i siti ingannevoli, innumerevoli possibilità di sottrarre dati e di clonare la nostra identità personali.

3) Infine, Internet è un iceberg d’informazioni. Come tale, alla porzione visibile, la c.d. Surface web - così l’esperto ha descritto il web come lo conosciamo accessibile a tutti, mediante i motori di ricerca tradizionali - è abbinato un sottostante livello, quello del darkweb. Per accedervi servono appositi strumenti, primo fra tutti il browser T.O.R. (acronimo di The Onion Router), che garantisce l’anonimato, una crittografia avanzata ed evita i block-tracker. Migliaia di computer sono interconnessi tra loro nel mondo e, sfruttando specifici motori dedicati (DuckDuckGo ed altri) ci si può entrare tramite si può link con l’estensione *.onion). Diventa così possibile navigare in incognito, tra milioni di negozi online, tra i vari marketplace telematici, si trovano i contenuti e le pagine non indicizzate desiderate. Proliferano, ovviamente, i siti illegali, i cui link vengono condivisi con Telegram. Venditore e compratori concludono le transazioni e il pagamento del prezzo avviene in criptovalute (Bitcoin, Ethereum, etc.) scambiate tramite blockchain, tecnologia che si avvale di un sistema decentrato che costituisce un'alternativa al sistema bancario. Anzi, è di solito pure garantita la tracciabilità della spedizione illegale. Tra gli scambi illeciti, che le Autorità stanno monitorando (con tecnologie sempre più innovative: Bot e Avatar), v’è la compravendita di fiale di vaccino (dalla assai dubbia autenticità ed efficacia) e di falsi certificati di avvenuta vaccinazione, promessi a pochi spiccioli (da 65€ a € 130 circa). Una nuova stagione per il Green pass, insomma, che transita su questi floridi mercati paralleli. Nel Darkweb l’illegalità regna sovrana: c’è chi si compra il falso attestato di vaccinazione a proprio nome, da esibire ai controlli doganali di frontiera o al gate in aeroporto. E c'è chi che, dietro l'allettante garanzia dell’anonimato, approfitta dell’illecito in rete e cerca d'accaparrarsi vaccini farlocchi, con la lusinga di un prezzo stracciato. In tali casi si risponde del reato anche solo per l'acquisto delle fiale e/o della mendace attestazione sanitaria. Chi offre in vendita tali certificati attestanti il completamento del ciclo vaccinale o merci contraffatte è sì di difficile identificazione, trattandosi spesso di soggetti extra UE), ma verrà perseguito e punito dalla legge. Com’è già successo.

 (da sinistra: Daniela Bertes, Marika Di Biase e Marco De Fazi)

AsFinanza&Consumo Avv Frattallone Circolo ATV Roma 15.07.21

(nella foto qui sopra, da sinistra: Lepore, Mazzoni, Suero, Frattallone, Di Biase, Bertes e De Fazi).

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PENALE - TV7 'Speciale sera con Voi': 04.05.2021, 'Catcalling - Quando il fischio diventa molesto'.

L'Avv. S. Frattallone di "View net Legal - The hi-touch lawyers network" è intervenuto a TV7 Triveneta il 4 maggio 2021, spiegando ai telespettatori cosa si intenda per Cat-Calling e a che condizioni il fenomeno - già noto come pappagallismo, anni addietro - sia venuto alla ribalta come esternazione pubblica di sessismo e, come tale, la fattispecie possa venire inquadrata in un reato.
Su più fronti infatti, in particolare nei social network, se ne è chiesta la punibilità penale.
La casistica sembra ad oggi escludere l'automatica rilevanza penale del fatto tipico, a meno che non siano obiettivamente ravvisabili alcune caratteristiche del comportamento che lo rendono sicuramente molesto, se non addirittura criminale perchè persecutorio. Dagli studi televisivi del Gruppo Triveneta, l'Avvocato cassazionista del Foro di Padova e con Studi anche a Modena e a Roma, ha illustrato il perchè vi siano dei limiti alla sua attuale perseguibilità

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PENALE - Il cat-calling? Con la crasi dei vocaboli anglaosassoni ‘cat’ e ‘calling’ si fa riferimento alla molestia verbale rivolta prevalentemente a donne incontrate per strada.

Con un post pubblicato su un social network da parte di Aurora Ramazzotti, figlia di Michelle Hunziker e di Eros Ramazzotti, che ha denunciato d’essere stata vittima, mentre correva in un parco, di fischi e commenti sessisti, il web ha acceso i riflettori sul catcalling e, di qui, sono sorte una serie di riflessioni sul fenomeno, che ne hanno comportato la ribalta avvertendo in molti che la chiosa non passi sotto silenzio ma venga sanzionata.

Il crescente fenomeno del corteggiamento attuato con aggressività impertinente e molesta costituisce l’ultima frontiera delle violenza di genere e indica un insieme di comportamenti sgradevoli fortemente sessisti, costituiti da gesta, commenti, fischi per strada, strombazzamenti col clacson dell’auto, battute irriverenti a una donna, complimenti offensivi non richiesti né desiderati, avances esplicite: una vera e propria molestia, anzi una forma di violenza psicologica nei confronti della vittima degli apprezzamenti di cattivo gusto da parte del maschio o, più spessa del branco in aree pubbliche o aperte al pubblico (bar e  centri commerciali, mezzi di trasporto o parchi, ad esempio: in genere quindi deve trattarsi di territorio accessibile a chicchessia senza irragionevoli restrizioni  e rispettivamente, il luogo al quale può accedere una categoria di persone in possesso di determinati requisiti).

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PENALE - ‘Azione unica’ non equivale ad ‘atto unico’: suonare il campanello e bussare alla porta di casa della vittima, in rapida successione, non è reato: né molestie, né stalking.

L’azione, intesa quale modalità esecutiva della condotta delittuosa, può essere composta da uno o più atti, diretti al conseguimento di un unico risultato: l’azione può risultare dunque la una molteplicità di ‘atti’ (costituenti ciascuno, appunto, un frammento dell'azione) e, laddove essi venissero compiuti in immediata successione con l’unico fine, non sussisterebbe il delitto di atti persecutori di cui all’art. 612-bis c.p., né quello di molestie, atteso che trattasi di condotta non reiterata, peraltro priva dei requisiti, nella fattispecie, dell’insistenza o petulanza.
La Corte di Cassazione ha così stabilito (Sez. V Pen., Sent. 10.12.2020/30.03.2021, n° 12041, Pres. Sabeone, Rel. Francolin), che, per ritenere punibile il fatto, bisogna guardare al duplice criterio finalistico e temporale, diversamente dovendosi mandare assolto l’imputato. Quel che va osservato, stigmatizza la S.C., è se il comportamento della persona a cui sono stati ascritti comportamenti, asseritamente illeciti, consistano in una pluralità di azioni oppure soltanto in una singola.

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